Marocco: rotolando verso Sud

Se siete abituati al classico tour del Marocco, tra banchi di street food affollati e manipolatori di serpenti pronti a tutto pur di strapparvi qualche spicciolo per una foto, il sud del Paese si presenta in una veste completamente diversa. Capace di regalare emozioni uniche, incontri inaspettati e panorami sorprendenti, per veri avventurieri e amanti delle tradizioni locali più autentiche.

Testo e foto di Daniele Cagnazzo

Il colore giallo oro delle dune dell’Erg Chegaga ©Daniele Cagnazzo

Marrakech è il punto iniziale di questo tuffo nel nord Africa occidentale, una città in continuo movimento pronta ad accogliere oltre dieci milioni di turisti ogni anno, con un’offerta davvero per tutti i gusti. Nel labirinto della medina è come immergersi in un’altra dimensione, tra gli odori forti dei mille tipi di spezie e il vociare tumultuoso di chi è parte integrante di questo ecosistema fluttuante. Ma non appena ci si allontana dalle stradine principali e ci si perde in uno dei tanti vicoli secondari di una medina infinita, il silenzio rimbomba tra i muri fatti di fango e paglia, dove tra le porte socchiuse di alcune case, sembra quasi di entrare nella vita di chi è nato e cresciuto in questo mondo lontano dal tempo. Ed è qui che risiede lo spirito autentico del paese, tra i suoi abitanti e le grandezze di un passato che resistono al cambiamento. Il nostro viaggio parte da qui.

Da Marrakech alla costa Atlantica

I colori del tramonto sulla spiaggia di Essaouira ©Daniele Cagnazzo

Lasciandoci alle spalle Marrakech, ci spostiamo sulla costa Atlantica, nella splendida Essaouira, l’antica Mogador, città di mare e meta che negli anni ha affascinato artisti e musicisti per la  profonda ispirazione che riesce a stimolare, tra i quali: Frank Zappa, Cat Stevens, Leonard Cohen, Bob Marley e soprattutto Jimi Hendrix, che arrivò ad Essaouira nel 1969. Una città elegante, dal tocco bohemienne, la cui medina è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco, ospita ogni anno il festival della musica Gnaoua, una vera e propria esperienza sensoriale in cui gli elementi della tradizione sub-sahariana si fondono in un unico spettacolo che si articola fra arte, cultura e musica. Il porto è sicuramente il cuore pulsante della città, luogo di lavoro per centinaia di pescatori che rendono l’atmosfera magica in cui è possibile assaporare i piatti della tradizione a base di pesce freschissimo nei molti ristoranti frl luogo. Dai bastioni e dalla Skala della Kashab si ammirano i colori del tramonto con il sole a perdersi tra le onde dell’oceano Atlantico.

Un cantastorie nelle stradine della medina di Essaouira ©Daniele Cagnazzo

Esposta ai venti forti provenienti da ovest, le spiagge di Essaouira sono meta di molti surfisti che approfittano dell’atmosfera rilassante della cittadina per trascorrere lunghi soggiorni, mentre, procedendo verso sud si trovano i villaggi di Diabat e Sidi Kaouki, meno affollati ma con delle spiagge dorate infinite dove praticare kite, surf e windsurf. La strada nazionale n° 1, la più lunga del paese, si snoda lungo costeggiando l’oceano Atlantico, partendo da Tangeri fino a Lagouira, assommando oltre 2400 chilometri. Lungo la numero Uno il paesaggio cambia veste continuamente, alternandosi tra vallate ricche di alberi, piantagioni e  villaggi dalle tipiche casette azzurre a ridosso del mare.  In questa zona è facile infatti trovare  lungo la strada piccoli negozietti che vendono il prezioso olio di Argan, noto anche come l’oro del Marocco. La sua produzione avviene dalla raccolta delle mandorle e la conseguente estrazione richiede un processo molto lungo e preciso, tramandato tra le donne della regione. Per ottenere 2 chili di mandorle sono necessari 30 chili di frutta e solitamente, un albero di argania spinosa ne produce solo otto chili in un anno.

Tra i tanti villaggi costieri, Tagazhout con il suo affaccio diretto sull’oceano vale una sosta per gli amanti del surf o per chi ha voglia di rilassarsi lontano dal caos e godersi l’atmosfera magica al tramonto. Continuando verso Sud, Agadir è sicuramente la città principale della zona, ma se siete alla ricerca di tranquillità fuori dal caos cittadino, non potete che proseguire nei piccoli centri di Mirleft e Sidi Ifni.  Mirleft si presenta in pieno stile berbero, con le strade del centro ricche di negozi sotto le arcate, quasi a ricordare una scenografia da film western. A differenza dei luoghi più frequentati dai turisti, qui la gente del posto si dimostra molto ospitale e gentile, offrendo informazioni utili per il soggiorno nei dintorni. Oltra alla spiaggia cittadina di Imin Tourga, poco prima di arrivare a Sidi Ifni, si trova la splendida spiaggia di Legzira, caratterizzata dagli archi naturali scavati nella roccia. Qui la natura si mostra in tutta la sua bellezza, dove il colore dorato della sabbia si fonde con il rosso ocra della roccia dell’Anti-Atlante.

In pieno stile art decò, si presenta invece Sidi Ifni. Appartenuta agli spagnoli fino al 1969, Sidi Ifni è un villaggio di pescatori dove l’influenza continentale è ancora presente. L’atmosfera è davvero magica e il mercato centrale si popola ogni giorno di pescatori, contadini e panettieri, pronti a servire un insieme di prodotti dal gusto unico.

Dall’Atlantico al deserto del Sahara

Un uomo tipico del sud, con i vestiti saharawi ©Daniele Cagnazzo

Il paesaggio verso Tarfaya, punto di arrivo prima del Sahara occidentale, si riempie di cactus e piante di fichi d’india e ricorda molto quello delle vicine isole Canarie, a poche ore di navigazione dal Marocco. Sulla strada tra Tan Tan a Tarfaya si ha la sensazione di essere sospesi tra l’oceano e il deserto, un luogo quasi mistico dove è facile incrociare le carovane di camion coloratissimi provenienti dalle terre del sud e gruppi di pescatori seduti sulle scogliere a strapiombo. A Tarfaya si può visitare quel che resta dell’aeroporto commerciale voluto dai francesi nel 1920 e il monumento costruito in ricordo di Antoine de Saint Exupery, uno dei primi piloti di questo scalo commerciale. A pochi metri dalla spiaggia, avvolta dal mare, la Casa Mar, una fortezza abbandonata, utilizzata come prigione dagli inglesi nel 1880; è possibile raggiungerla a piedi nelle giornate di bassa marea. Questa piccola cittadina sull’Atlantico è la linea di confine verso una regione fragile come il Sahara occidentale, nel quale la ferita delle occupazioni coloniali è ancora aperta. Risalire verso nord vuol dire dirigersi nella regione dell’Anti Atlante, in direzione Tata; questa area si presenta come una regione estrema e arida, tra montagne rocciose e deserto, dove è difficile incrociare anima viva per molti chilometri ad eccezione di qualche giovane pastore e qualche dromedario solitario; particolare questo che rende ancora più affascinante questi luoghi.

Dromedari solitari alle porte del deserto ©Daniele Cagnazzo

Tata è una cittadina viva, con ristoranti e negozi di ogni genere in prossimità della piazza principale. Non essendo un centro turistico, si gode appieno la cultura locale, con le tradizioni berbere e gustosi tajine con le verdure. Tata è un ottimo punto strategico per una tappa intermedia, prima di raggiungere Zagora, alle porte del Sahara, luogo dal quale partono tutte le spedizioni per il deserto. In città ci si può rivolgere all’agenzia “Carovane du Grand Erg”, persone professionali ed esperte della zona, in grado di condurre gli escursionisti nelle aree più remote del deserto. Dal villaggio di M’Hamid, distante solo quindici chilometri dal confine con l’Algeria, inizia l’off road nel deserto e occorrono circa tre ore di auto da Zagora per essere completamente assorbiti dal colore giallo oro delle dune dell’Erg Chegaga, talvolta alte anche 300 metri; un percorso intervallato dal verde smeraldo delle oasi naturali e dalla presenza di pozzi d’acqua, indispensabili per la sopravvivenza in quest’area. Ed è qui che si incontrano i nomadi del deserto, uomini e donne liberi che vivono isolati dal resto del mondo, accampati in bivacchi nel cuore del Sahara, insieme alle mandrie di dromedari e qualche capra.

Il classico colore azzurro delle case di Sidi Ifni ©Daniele Cagnazzo

Qui si può gustare un ottimo tè nero in compagnia dei padroni del Sahara, conoscere le loro storie e vivere nuove emozioni con i loro racconti. Due giorni a Erg Chegaga sono essenziali, per vivere a pieno un’avventura nel deserto fatta di escursioni, incontri, cene sotto le stelle e balli intorno a grandi falò. Per chi ama l’avventura, è possibile accamparsi in tenda (sempre grazie all’ausilio di un’agenzia locale) oppure dormire in uno dei resort attrezzati, con tende private e servizi. Di ritorno da Erg Chegaga si attraversa un tratto della gloriosa Parigi-Dakar; sulla strada per Marrakech è possibile fermarsi a Ourzazate, tappa imperdibile per gli amanti del cinema, nota anche come l’Hollywood d’Africa. Nella città ci sono vari set cinematografici, come gli Atlas Studios; inoltre, la Kasbah di Ait Ben Haddou, una delle principali attrazioni della zona, dista solo 30 chilometri da Ourzazate e, proprio come l’Atlas Studio, la Kasbah è stata ripresa in film famosi come Lawrence d’Arabia, il Gladiatore, la Mummia. Dieci giorni sono sufficienti per coprire il tour nel sud del Marocco, ma con più giorni a disposizione è possibile fermarsi più a lungo e godere la parte più autentica di questo Paese.

INFOUTILI

Come arrivare: Voli diretti dai principali aeroporti italiani.

Quando andare – Clima: I periodi migliori per visitare il sud del Marocco sono marzo-aprile e da fine settembre a metà novembre, per evitare i periodi di caldo più intenso.

Documenti: Per viaggiare in Marocco è sufficiente essere in possesso del passaporto.

Lingua: arabo. Ma spesso si riesce a comunicare anche in francese, inglese e spagnolo.

Valuta: dirham marocchino. 1 euro equivale a 10,64 dirham.

Agenzia per il deserto: Carovane du Grand Erg – +212 678-555979 – Zagora, Marocco

Testo e foto di Daniele Cagnazzo|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com